Il Premio Nobel per la Pace aderisce alla Campagna Basta sanzioni alla Siria

MAIREAD MAGUIRE, PREMIO NOBEL PER LA PACE, FA APPELLO ALL’UNIONE EUROPEA E AL PRESIDENTE OBAMA AFINCHE’ SIANO REVOCATE LE VERGOGNOSE SANZIONI CONTRO LA SIRIA, GIA’ DEVASTATA DALLA TRAGEDIA DI 5 ANNI DI GUERRA

Alla fine di maggio 2016 il Consiglio d’Europa discute il rinnovo delle sanzioni dell’Unione europea contro la Siria, in vigore dal 2011. (Dal 2012 le sanzioni sono state revocate per quanto riguardava le aree controllate dall’opposizione, che comprendono quelle ora controllate da Daesh).

Dichiara Mairead Maguire: «Mi sono recata in Siria tre volte e ho visto gli effetti devastanti delle sanzioni sul popolo siriano; per questo faccio appello all’Unione europea e al presidente Obama, affinché revochino subito le sanzioni contro la Siria, un paese devastato da 5 anni di guerra. Sostengo anche la petizione dei religiosi siriani rivolta ai parlamentari e ai sindaci di ogni paese per chiedere che “l’iniquità delle sanzioni alla Siria sia resa nota ai cittadini europei e diventi oggetto di un serio dibattito e conseguenti deliberazioni”. L’iniziativa è stata lanciata da vescovi, suore e laici di diverse chiese in Siria. Essi chiedono all’Unione europea di porre fine alle sanzioni che tuttora colpiscono il loro paese.».

Continua Maguire:«Il testo della petizione (www.change.org/p/parliamenti-sindaci-basta-sanzioni-alla-siria) spiega come le sanzioni imposte dall’Unione europea abbiano avuto effetti devastanti sulla vita quotidiana dei siriani, peggiorando il tragico contesto di un conflitto che in cinque anni ha provocato centinaia di migliaia di morti, sei milioni di sfollati interni e oltre quattro milioni di profughi. Il testo che introduce la petizione dice: “Nel 2011 l’Unione Europea varò contro la Siria, presentandole come “sanzioni a personaggi del regime”, sanzioni he imponevano al Paese l’embargo del petrolio, il blocco di ogni transazione finanziaria e il divieto di commerciare moltissimi beni e prodotti. Una misura che dura ancora oggi, anche se, con decisione alquanto inspiegabile, nel 2012 è stato rimosso l’embargo del petrolio dalle aree controllate dall’opposizione armata e jihadista, allo scopo di fornire risorse economiche alle cosiddette “forze rivoluzionarie e dell’opposizione”. Continua poi il testo: “In questi cinque anni le sanzioni alla Siria hanno contribuito a distruggere la società siriana condannandola alla fame, alle epidemie, alla miseria, e favorendo l’attivismo delle milizie combattenti integraliste e terroriste che oggi colpiscono anche in Europa”. I firmatari sottolineano il fatto che  “oggi i siriani vedono la possibilità di un futuro vivibile per le loro famiglie solo scappando dalla propria terra” ma che “non può essere la fuga l’unica soluzione che la comunità internazionale sa proporre a questa povera gente”; oltretutto “anche questa soluzione incontra non poche difficoltà e causa accese controversie all’interno dell’Unione europea”. I religiosi siriani sostengono “tutte le iniziative umanitarie e di pace che la comunità internazionale sta attuando, in particolare attraverso i difficili negoziati di Ginevra”. Ma al tempo stesso, mentre sperano che le aspettative siano soddisfatte, chiedono che “le sanzioni che toccano la vita quotidiana di ogni siriano siano immediatamente tolte”».

Mairead Maguire dal canto suo fa appello anche al presidente Barack Obama e al governo statunitense affinché cancellino le sanzioni economiche contro la Siria, decise dal Dipartimento del Tesoro e dal suo braccio operativo, l’Office of Financial Assets Control (Ofac), sanzioni che alla fine queste sanzioni colpiscono i bambini e le famiglie siriane poiché danneggiano l’economia e concorrono all’impennata dell’inflazione, soprattutto per i beni di consumo.

Le decisioni dell’Ofac impediscono alle banche di fornire servizi alle organizzazioni umanitarie e ad altri enti che lavorano in Siria, il che provoca impreviste e gravi ripercussioni sulle attività di soccorso alla popolazione siriana. L’Ofac rifiuta di consentire l’invio in Siria di fondi a titolo umanitario: molte banche non sono disposte a rischiare una megamulta da parte dell’Ofac, sapendo che nel 2012 la Hsbc si è vista comminare una multa di 1,9 miliardi di dollari per violazione delle sanzioni; anche molte altre entità sono state multate, oppure per timore hanno chiuso le possibilità di attività umanitarie in Siria. I regolamenti finanziari e le sanzioni statunitensi contro la Siria, determinando la chiusura dei conti di organizzazioni umanitarie, hanno impedito il lavoro di queste ultime sul terreno. Molti aiuti, così necessari, alle categorie più vulnerabili in Siria continuano a essere bloccati. I bambini siriani soffrono e le famiglie siriane continueranno a compiere viaggi rischiosi alla volta di altri paesi, fra i quali l’Europa, sperando così di salvare i loro bambini.

Mentre tante persone compassionevoli offrono aiuto alla Siria, le decisioni finanziarie europee e statunitensi bloccano l’aiuto e il lavoro delle agenzie umanitarie, peggiorando la catastrofe siriana. Nel 1999, durante una visita in Iraq, fummo testimoni degli effetti delle sanzioni contro quel paese: ne morirono lentamente e dolorosamente oltre 500mila bambini iracheni al di sotto dei cinque anni.

I nostri governi sono consapevoli dell’impatto che le sanzioni e la guerra hanno sulla vita dei popoli e abbiamo imparato che i problemi si possono risolvere con la pace e la diplomazia.

Possiamo sperare che i nostri governanti abbiano finalmente capito le sofferenze che le sanzioni, come la guerra, infliggono alla povera gente? Possiamo sperare che ognuno di noi abbia finalmente capito il primato della pace e della diplomazia come mezzo di risoluzione delle controversie e come unica salvaguardia dei bambini del mondo?